Eventi in Campania

    Pompei e i Greci

    (fino al 27-11-2017)
    Informazioni Evento:
    http://dbunico20.beniculturali.it/DBUnicoMedia/repository/images/21-03-2017/med/9f4cb78b4690f736bb3cea1f1fcd9df101a8db3.jpgCosto: Intero 13 euro (ingresso scavi + mostra)
    Sito web:"http://www.pompeiisites.org"
    Email: "pompei.info@beniculturali.it"


    La mostra, curata dal Direttore generale di Pompei Massimo Osanna e da Carlo Rescigno (Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli), è promossa dalla Soprintendenza Pompei con l’organizzazione di Electa.Pompei e i Greci racconta le storie di un incontro: partendo da una città italica, Pompei, se ne esaminano i frequenti contatti con il Mediterraneo greco. Seguendo artigiani, architetti, stili decorativi, soffermandosi su preziosi oggetti importati ma anche su iscrizioni in greco graffite sui muri della città, si mettono a fuoco le tante anime diverse di una città antica, le sue identità temporanee e instabili.  Sono oltre 600 i reperti esposti tra ceramiche, ornamenti, armi, elementi architettonici, sculture provenienti da Pompei, Stabiae, Sorrento, Cuma, Capua, Poseidonia, Metaponto, Torre di Satriano e ancora iscrizioni nelle diverse lingue parlate -greco, etrusco, paleoitalico-, argenti e sculture greche riprodotte in età romana. La mostra nasce da un progetto scientifico e da ricerche in corso che per la prima volta mettono in luce tratti sconosciuti di Pompei; gli oggetti, provenienti  dai principali musei nazionali e europei, divisi in 13 sezioni tematiche, rileggono con le loro ‘biografie’ luoghi e monumenti della città vesuviana da sempre sotto gli occhi di tutti.L’allestimento espositivo, che occupa gli spazi della Palestra Grande di Pompei, è progettato dell’architetto svizzero Bernard Tschumi e include tre installazioni audiovisive immersive curate dallo studio canadese GeM (Graphic eMotion).Pompei e i Greci illustra al grande pubblico il fascino di un racconto storico non lineare, multicentrico, composto da identità multiple e contraddittorie, da linguaggi stratificati, coscientemente riutilizzati: il racconto del Mediterraneo. Una narrazione che suggerisce non da ultimo, un confronto e una riflessione con il nostro contemporaneo con il suo dinamismo fatto di migrazioni e conflitti, incontri e scontri di culture.La mostra di Pompei è la prima tappa di un programma espositivo realizzato congiuntamente con il Museo Archeologico di Napoli: qui, a giugno, si inaugurerà una mostra dedicata ai miti greci, a Pompei e nel mondo romano, e al tema delle metamorfosi.



    La terra dei fiori, il progetto del duo Sasha Vinci – Maria Grazia Galesi

    (fino al 30-06-2017)
    Informazioni Evento:
    http://dbunico20.beniculturali.it/DBUnicoMedia/repository/images/31-03-2017/med/24f877e534fb49f18b6c9b23456b0c25c4a77d3.JPGSito web:"http://www.reggiadicaserta.beniculturali.it"
    Email: "re-ce@beniculturali.it"


    Dalla terra dei fuochi, infarcita di scorie tossiche e avvelenata dalla malavita, alla terra dei fiori, luogo in cui crescono gerbere e crisantemi, fiori che l’arte accoglie per farne espressione di bellezza, spiritualità e rinascita.La mostra, promossa dalla Reggia di Caserta in collaborazione con la galleria A29 Project Room di Gerardo Giurin Milano | Caserta, con il contributo di McArthurGlen, Axa Assicurazioni, Oliveo srl, Grand Hotel Vanvitelli. Il catalogo, bilingue, è a cura di Daniele Capra.La sequenza di grandi immagini fotografiche, ospitata nei saloni del Piano Nobile della Reggia, esprime “il percorso che ha portato il duo Vinci–Galesi ad indagare le dinamiche di identità attraverso luoghi dimenticati e spazi segnati da abbandono, trascuratezza, morte civile”.“A tale condizione – aggiunge il curatore – si contrappone il rigoglioso fiorire della natura, elemento simbolico di meraviglia, espressione della volontaria ricerca di riscatto. È il tentativo di inversione, l’espressione della necessità di superare l'impasse della condizione attuale che l’arte deve compiere. Per mostrare come anche dall’estremo abbandono si possano far germinare onestà, bellezza, dignità”.Il drappo che avvolge i due artisti è realizzato cucendo a mano migliaia e migliaia di fiori su eterei tessuti. In ossequio ad una tradizione arcaica propria delle celebrazioni religiose di un’altra terra complessa e difficile, il ragusano, sulle cui spiagge di frequente sono sbarcati disperati provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo in fuga dalla guerra o si sono arenati corpi senza più speranza.Le immagini di Vinci–Gallesi sono visioni cariche di contrasto. Dentro ambienti spettrali di una terra violentata, i due artisti avanzano interamente avvolti in mantelli floreali, coloratissimi. I loro tratti somatici scompaiono per far posto a figure evocanti magiche presenze. Numi che disseminano colore e futuro nel grigio e nell’abbandono del presente.Vinci–Galesi propongono visioni transitorie, occasioni preziose e fugaci. Lampi di futuri possibili. Da far propri senza por tempo di mezzo. Fuggevoli quanto è fuggevole la bellezza di un fiore, meraviglia condannata ad un veloce disfacimento.L’elemento floreale trasforma, nasconde, anima. È una presenza naturale che racchiude un universo di significati simbolici che affondano le radici nelle culture e nelle mitologie più antiche.I fiori nel mondo vegetale rappresentano l’immagine della vita, della rinascita e del ciclo stagionale. Sono simbolo di gioia e di lutto, dell’eros che anima l’amore terreno e della pace che scioglie quello celeste.Nella giornata inaugurale, Vinci–Galesi daranno vita ad una performance, assieme ad un cavallo purosangue, con cui sfileranno, integralmente ammantati di fiori. Trasformati in floreali evocazioni, gli artisti avanzeranno dal giardino verso il piano nobile attraversando il porticato a cannocchiale, progettato da Vanvitelli per fornire al visitatore del palazzo una vertiginosa visione prospettica, ed il maestoso scalone centrale della residenza.Inaugurazione: 20 maggio ore 18.00



    Viaggio nella terra di De Sanctis

    (fino al 30-06-2017)
    Informazioni Evento:
    http://dbunico20.beniculturali.it/DBUnicoMedia/repository/images/12-04-2017/med/db7616a298fb6cd45d0697bfa28e9652c7cd720.jpgSito web:"http://www.asavellino.beniculturali.it"
    Email: "as-av@beniculturali.it"


    La mostra, ideata e realizzata dall'Archivio di Stato e allestita nei suoi spazi espositivi in via Verdi, sarà inaugurata con una conferenza dei professori Francesco Barra e Fausto Baldassarre - presso la sala blu del Complesso monumentale ex Carcere Borbonico in piazza De Marsico in Avellino - il 20 aprile prossimo. Attraverso l’esposizione di diverse tipologie documentarie (documenti d’archivio, foto, manifesti, libri, opuscoli, ecc.), la mostra ripercorrerà i momenti più significativi di Francesco De Sanctis, nostro Conterraneo, deputato e ministro della Pubblica Istruzione nei governi guidati da Cavour e Ricasoli, nonché scrittore e storico della letteratura, del quale si celebra il bicentenario della nascita (1817-2017). PROGRAMMA Convegno Complesso monumentale ex Carcere borbonico piazza De Marsico Avellino giovedì 20 aprile 2017 ore 9.30 Saluti istituzionali Maria Amicarelli, direttore Archivio di Stato di Avellino Domenico Gambacorta, presidente Provincia di Avellino Pietro Mariani, sindaco Morra De Sanctis Pietro Caterini, dirigente scolastico Istituto superiore Istruzione secondaria Agraria “De Sanctis - D’Agostino” di AvellinoIntervengono Francesco Barra, docente Università di Salerno Fausto Baldassarre, docente Istituto superiore San Giuseppe Moscati di Avellino Modera Fiorentino Alaia, funzionario archivista



    Viaggio nel corpo umano nel tempo: Atlanti anatomici dal XV al XIX secolo

    (fino al 30-06-2017)
    Informazioni Evento:
    http://dbunico20.beniculturali.it/DBUnicoMedia/repository/images/26-05-2017/med/e92ae4299a5cec10567765a1884ad4982c343e48.jpgCosto: libero
    Sito web:"http://www.bnnonline.it/index.php?it/22/eventi/352/viaggio-nel-corpo-umano-nel-tempo"
    Email: "bn-na.ufficiostampa@beniculturali.it"


    Un avvincente viaggio nella storia della medicina attraverso la rappresentazione figurativa del corpo umano. La mostra (allestita in occasione della 31° edizione di Futuro Remoto) documenta la scoperta dell' anatomia umana da parte della Medicina e lo studio del  funzionamento dell'organismo  umano.Pregiati volumi manoscritti ed a stampa testimoniano l'evoluzione della raffigurazione anatomica a partire dal  ‘400 fino all' ‘800 , evidenziando la connotazione artistica assunta dall' iconografia anatomica,  non esclusivamente a scopi scientifici e didattici, ed allo stesso tempo, l'interesse per lo studio anatomico  da parte degli artisti, che pongono il corpo umano al centro delle arti figurative . Fra il XV  ed il XIX, in un contesto in cui cultura umanistica e scientifica sono intimamente connesse, arte e scienza, infatti,  si fondono  nelle rappresentazioni del corpo umano in un tutt’uno, in un connubio imprescindibile in cui l'arte si mette al servizio della scienza e la scienza dell'arte.Il percorso espositivo è, dunque, un'intrigante navigazione nel corpo umano attraverso alcuni fondamentali testi: gli splendidi Atlanti Anatomici disegnati tra il XV ed il XIX secolo.  La mostra si apre significativamente con una delle prime rappresentazioni del corpo umano contenuta nella preziosa edizione veneziana (1495) del Fasciculus Medicinae dell'anatomista viennese Joannes de Ketham. Si prosegue  con gli studi di Leonardo, riportati dal Codice Corazza (1640) realizzato da Cassiano del Pozzo ed ancora con  il De humani corporis fabrica di Andrea Veselio, il padre dell'anatomia moderna,  stampato a Basilea nel 1543. Non mancano testimonianze di esperienze innovative ed originali quali il manoscritto  secentesco di Joannes Van Heeck, le opere di Giulio Cesari Casseri e  l'ingegnoso apparato di tavole disposte in quindici strati sovrapposti di Johann Remmelin del 1616 e per finire  le straordinarie raffigurazioni ottocentesce del medico toscano Paolo Mascagni , che chiudono la mostra.La mostra, a cura di Maria Rascaglia e Maurizio Bifulco  è organizzata dalla Biblioteca Nazionale di Napoli in collaborazione con la Facoltà di Farmacia e Medicina dell’Università degli Studi di Salerno e la Fondazione IDIS - Città della Scienza. (Resta aperta fino al 30 giugno)



    Mostra Action painting rito & arte nelle tombe

    (fino al 31-12-2017)
    Informazioni Evento:
    http://dbunico20.beniculturali.it/DBUnicoMedia/repository/images/01-06-2017/med/13265f6a38996a12ee8b3275ccb173681462a79d.jpgCosto: € 3,00 solo mostra; € 10,00 mostra + Museo + area archeologica
    Sito web:"http://www.museopaestum.beniculturali.it"
    Email: "pae.promozione@beniculturali.it"


    “Cosa c’entra la “pittura di azione” con il rituale funerario antico a Paestum e la pittura funeraria di IV secolo a.C.? Sembrerebbe nulla, invece è questo il titolo della mostra “action painting rito & arte nelle tombe dipinte di Paestum”, a cura di Marino Niola e Gabriel Zuchtriegel."La mostra Action Painting restituisce l'oggetto d'arte al suo flusso dinamico. All'insieme delle esperienze, gesti, azioni, intenzioni, emozioni, rappresentazioni che sono alla base di quel che noi chiamiamo opera. - commenta Marino Niola - E che non può essere isolata dal processo vitale della sua genesi, che è un processo per definizione non-finito. Il che è ancor più vero quando siamo di fronte a un rituale, cioè a una forma di arte in movimento, un teatro sociale in continua trasformazione un living theater di cui l'immagine, il dipinto sono solo una sequenza parziale. L'accostamento di action e di painting vuole invece estendere lo spazio dell'opera fino a far entrare anche noi nella catena di quei simboli, significati, sentimenti, accadimenti trasformando il nostro stesso ruolo. Da semplici spettatori, o visitatori, a interpreti e coautori. Nello stesso tempo dentro e fuori la rappresentazione, intesa come trama vivente della storia".“Il Parco Archeologico di Paestum – afferma Gabriel Zuchtriegel, curatore con Marino Niola della mostra e del catalogo, - conferma così il suo corso verso una sempre maggiore collaborazione con la ricerca italiana e internazionale, in continuità con l’operato degli ultimi decenni. Hanno contribuito, oltre alla Soprintendenza di Salerno e l’Università Suor Orsola Benincasa, studiosi e laboratori dalle Università di Lecce, Cambridge, Melbourne, Bologna, dell’Institut National d’Histoire de l’Art di Parigi, del Centro Jean Bérard di Napoli…e non posso non citare con orgoglio la collaborazione di un grande archeologo e maestro come Mario Torelli, che nel catalogo si interroga sul fenomeno delle tombe dipinte”.



    Tre secoli di birra. Nuovi allestimenti per il museo

    (fino al 30-06-2017)
    Informazioni Evento:
    http://dbunico20.beniculturali.it/DBUnicoMedia/repository/images/12-06-2017/med/7eb95ba4e47ec805f717ffbebb2da57455568e3.JPGCosto: 4,00 €
    Email: "pm-cam.martina@beniculturali.it"


    Domenica 18 giugno, alle ore 10, nel Museo Duca di Martina sarà presenata la nuova sezione espositiva dedicata ai boccali da birra in grès, terracotta e maiolica, di manifattura tedesca dei secoli XVI-XVIII. Il nuovo allestimento è stato realizzato con l’impegno di 17 giovani studenti del Liceo Classico “G. Garibaldi” di Napoli in occasione del Progetto di Alternanza Scuola Lavoro, nel corso delle 50 ore di attività svolte al museo. Gli allievi hanno curato tutte le fasi di realizzazione di una mostra: dalle ricerche e dallo studio accurato delle opere da esporre al creativo progetto espositivo, realizzato recuperando un antico armadio come vetrina e presentando la collezione in una piccola sala con camino di legno e pavimento in maiolica antica. In questo ambiente, l’atmosfera scarna e ombrosa, con i dipinti secenteschi, raffiguranti La Contadina con brocca di creta, della Bottega di Marteen van Cleve (1527-1581) e Interno di osteria di David Teniers, il giovane (1610-1690) e il grande mobile in cui sono riposti i boccali da birra, ricorda l’ interno di un’antica una taverna . La selezione degli oggetti comprende esemplari di importanti manifatture dell’Europa settentrionale prodotti tra Cinque e Settecento in materiali diversi: se in numerose altre sale del museo è possibile ammirare i boccali in porcellana orientale o europea, in avorio e in vetro, questo spazio è dedicato a un nucleo di manufatti in grès, in maiolica, in terracotta e in serpentinite. Ad una manifattura di Siegburg operante nell’ultimo decennio del XVI secolo risalgono i tipici schnellen decorati con grottesche, emblemi, soggetti sacri e allegorie vicini allo stile di Hans Hilgers (attivo tra il 1565 e il 1595). I primi boccali che presentano le caratteristiche dello schnelle furono prodotti nel 1559 ma la consuetudine di inserire la data tra le decorazioni a stampo risale già agli anni Trenta del Cinquecento. Significativi anche i boccali prodotti a Westerwald, a Creussen e ad Altenburg. Questi, come altri prodotti in area germanica, sono tutti dotati di coperchio di peltro incernierato, un accorgimento necessario che, in assenza del ‘tappo’ di schiuma, permetteva di preservare dall’ossigeno le proprietà organolettiche della birra ma anche di proteggere, in osservanza di specifiche leggi sanitarie imposte in molti principati tedeschi, la bevanda dagli insetti che numerosi invadevano le taverne allora certamente ancora sprovviste di acqua corrente. Il coperchio rispondeva anche ad un’esigenza pratica: una piccola leva (knopf), posta tra coperchio e manico, permetteva di aprire e chiudere con una leggera pressione del pollice della stessa mano con cui si sorreggeva il boccale, consentendo agli avventori di gustare la birra (somministrata in quantità maggiore rispetto ad altre bevande e perciò sorseggiata più a lungo) durante canti e balli senza il pericolo di rovesciarla, perfino nel momento in cui si soleva brindare energicamente facendo scontrare i grandi recipienti tra loro. In questa occasione saranno presentate anche le schede didattiche di tutte le sale realizzate, in italiano e in inglese, con il contributo di oltre una decina di Istituti scolastici superiori della Campania e con la collaborazione di alcuni docenti di lingua inglese, lavoro svolto nell'ambito dei progetti di Alternanza Scuola Lavoro. Infine, i visitatori potranno osservare e partecipare al laboratorio didattico di ceramica Raku, diretto da Filippo Felaco, realizzato su iniziativa degli studenti dell’Istituto Carlo Levi di Marano, che tra giugno e luglio proseguono con il progetto di Alternanza Scuola Lavoro



    Il mondo che non c’era

    (fino al 30-10-2017)
    Informazioni Evento:
    http://dbunico20.beniculturali.it/DBUnicoMedia/repository/images/14-06-2017/med/a017518c7f60da17fc416a63bcd06a29c310f5d1.jpgCosto: costo ingresso Museo 12 euro
    Email: "paolo.giulierini@beniculturali.it"


    L’arte precolombiana nella Collezione Ligabue  Vita, costumi e cosmogonie delle culture Meso e Sudamericane prima di Colombo, raccontati da circa 200 opere d’arte: i capolavori della Collezione Giancarlo Ligabue ci accompagnano in uno spettacolare viaggio nelle civiltà precolombiane. Tra la fine del XV e gli albori del XVI secolo l’Europa viene scossa da una scoperta epocale: le “Indie”, “Il mondo che non c’era”. Un evento che scardina la visione culturale del tradizionale asse Roma – Grecia – Oriente; l’incontro di un nuovo continente. “Il mondo che non c’era” è una straordinaria esposizione dedicata alle tante e diverse civiltà precolombiane che avevano prosperato per migliaia di anni in quella terra. Un corpus di capolavori esposti al pubblico in gran parte per la prima volta grazie a questo progetto.